Teatro alla Scala Milano: storia, curiosità e guida alla visita

Teatro alla Scala di sera
Lucalari84, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

Affacciato su Piazza della Scala, a due passi dal Duomo e dalla Galleria, sorge il tempio della lirica mondiale: da oltre due secoli e mezzo, la Scala non è solo un teatro, ma un pezzo di identità milanese, capace di far discutere una città intera per un fischio dal loggione o per un vestito sfoggiato alla Prima.

Storia del Teatro alla Scala

Il teatro nacque per necessità: il 25 febbraio 1776 un incendio distrusse il Regio Ducal Teatro, allora principale sala d’opera di Milano, situato nel cortile di Palazzo Reale. Le novanta famiglie milanesi che possedevano un palco chiesero e ottennero il permesso di costruirne uno nuovo, su un’area occupata dalla trecentesca chiesa di Santa Maria alla Scala — da cui il teatro prende il nome. La chiesa, a sua volta, era dedicata a Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti e membro della famiglia degli Scaligeri di Verona, che ne aveva finanziato la costruzione nel Trecento.

Il progetto fu affidato all’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini e approvato dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria. All’inizio dei lavori di scavo delle fondamenta fu ritrovato un antico bassorilievo romano raffigurante il mimo Pilade — un ritrovamento interpretato all’epoca come un buon auspicio. Il teatro, con una capienza originaria di circa tremila posti disposti a ferro di cavallo su quattro ordini di palchi e due gallerie, fu inaugurato il 3 agosto 1778 con la prima assoluta de L’Europa riconosciuta di Antonio Salieri.

Verdi, Wagner e il Risorgimento

Il 9 marzo 1842 andò in scena alla Scala la prima assoluta del Nabucco di Giuseppe Verdi. Il coro “Va, pensiero”, cantato dagli ebrei schiavi in nostalgia della patria perduta, divenne rapidamente un simbolo dei sentimenti patriottici che stavano attraversando l’Italia — un’eco resa ancora più carica dal fatto che, all’epoca, Milano e la stessa Scala si trovavano sotto il dominio asburgico, annesse all’Impero austriaco dal 1815. Verdi, da quel momento, restò legato alla Scala per tutta la vita: qui debuttarono, tra le altre, Otello (1887) e la sua ultima opera, Falstaff (1893), scritta a ottant’anni.

Proprio negli stessi decenni, i teatri italiani si dividevano tra “verdiani” e “wagneriani” — un confronto che coinvolse pubblico e critica più che i due compositori stessi, mai incontratisi di persona nonostante fossero nati entrambi nel 1813. Verdi guardava con sospetto all’influenza di Richard Wagner sui giovani compositori italiani, temendo che abbandonassero la tradizione melodica nazionale per imitare lo stile tedesco; in privato lo definì “un matto” dopo aver ascoltato l’ouverture del Tannhäuser a Parigi, pur riconoscendone la grandezza. Non a caso, la prima opera di Wagner rappresentata in Italia debuttò nel 1871 a Bologna e non alla Scala, considerata roccaforte del verdismo; il compositore tedesco arrivò sul palco scaligero solo due anni dopo, nel 1873, con Lohengrin.

Dalla distruzione bellica al restauro contemporaneo

Nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1943, un bombardamento alleato distrusse il tetto, la volta e ampi tratti dei quattro ordini di palchi. La ricostruzione fu rapida: il teatro riaprì l’11 maggio 1946 con un concerto diretto da Arturo Toscanini, diventato il simbolo della rinascita di Milano nel dopoguerra.

Tra il gennaio 2002 e il dicembre 2004 il teatro affrontò il più profondo intervento di restauro e modernizzazione dalla fine della guerra, guidato dall’architetto ticinese Mario Botta, per un costo di circa 60 milioni di euro. I lavori aggiunsero una nuova torre scenica e una struttura ellittica dietro il palcoscenico, rimossero la moquette in platea riportando alla luce il cotto lombardo settecentesco originale, e ripulirono le macerie del bombardamento del ’43, rimaste sepolte per decenni sotto il palcoscenico. Il teatro rinnovato riaprì il 7 dicembre 2004 con la stessa opera dell’inaugurazione del 1778, L’Europa riconosciuta di Salieri.

Il lampadario e la sala

La sala odierna può ospitare 2.030 spettatori (dato ufficiale post-restauro 2004), anche se il numero di posti effettivamente disponibili tra platea, palchi e gallerie è più alto. Dalla volta pende un enorme lampadario in cristallo di Murano, con quasi 400 lampadine: fu donato al teatro dai maestri vetrai muranesi dopo la Seconda Guerra Mondiale, per sostituire quello originale in cristallo di Boemia andato perduto nei bombardamenti.

Al livello più alto della sala si trova il celebre Loggione, tradizionalmente occupato dal pubblico più appassionato e meno indulgente: i loggionisti non hanno mai avuto problemi a manifestare rumorosamente il proprio dissenso — o il proprio entusiasmo — verso artisti e allestimenti, contribuendo a rendere le serate scaligere leggendarie tanto per la musica quanto per le reazioni del pubblico.

Grandi voci e grandi nomi

Nei suoi due secoli e mezzo di storia, la Scala ha ospitato quasi tutti i protagonisti della lirica mondiale. Maria Callas vi debuttò il 12 aprile 1950 in Aida, chiamata all’ultimo momento a sostituire Renata Tebaldi malata; la vera consacrazione arrivò il 7 dicembre 1951, quando aprì la stagione con I vespri siciliani di Verdi, dando inizio a un decennio di trionfi scaligeri che culminò nella leggendaria Norma del 1952. Arturo Toscanini fu direttore principale della Scala dal 1898 al 1903, tornò brevemente nel 1906-1907 e infine come direttore musicale dal 1921 al 1929: fu lui a introdurre riforme che oggi diamo per scontate, come lo spegnimento delle luci in sala durante lo spettacolo e il divieto dei bis, imponendo un rigore quasi militare alle prove in nome del rispetto assoluto della partitura. Nel dopoguerra, fu ancora Toscanini a dirigere il concerto della rinascita l’11 maggio 1946. Nei decenni successivi si sono susseguiti sul podio e sul palco nomi come Luciano Pavarotti, Plácido Domingo, Claudio Abbado e Riccardo Muti.

Caricatura del milanese moderno

Tel disi mì (ovvero consigli da un milanese)

Proprio di fronte al teatro, sull’altro lato di Piazza della Scala, si affaccia Palazzo Marino: sede del Comune di Milano, con gli uffici del sindaco e del consiglio comunale. Nacque nel 1558 come residenza privata di lusso del banchiere genovese Tommaso Marino, su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi — ma i debiti della famiglia Marino portarono al pignoramento del palazzo già nel 1577, prima ancora che fosse davvero completato. Diventò sede comunale nel 1861, appena dopo l’Unità d’Italia. Bombardato nel 1943 come gran parte del centro di Milano, perse per sempre gli affreschi originali del Salone d’Onore; oggi, con prenotazione gratuita, si può visitare la Sala Alessi e le altre sale storiche — un modo per scoprire un pezzo di Milano istituzionale a due passi dalla Scala, senza pagare un biglietto.

La Prima di Sant’Ambrogio

Dal 1951 — l’anno del trionfo di Callas nei Vespri siciliani — la stagione lirica della Scala si apre tradizionalmente il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano. La “Prima” è diventata uno degli eventi mondani e culturali più importanti d’Italia: oltre al pubblico degli appassionati, la serata richiama regolarmente il presidente della Repubblica, ministri, sindaci e imprenditori, insieme a celebrità del mondo dello spettacolo e della moda. I biglietti per la Prima, quando disponibili, possono raggiungere quotazioni altissime, spesso rivenduti a prezzi che superano di molte volte il valore nominale.

Il Museo Teatrale alla Scala

Accanto al teatro, nel Casino Ricordi, si trova il Museo Teatrale, con una collezione che ripercorre 250 anni di storia attraverso costumi originali, quadri di scena, spartiti autografi di Verdi e Puccini, ritratti e strumenti musicali antichi. Il percorso di visita include anche uno sguardo su uno dei palchi, da cui si può ammirare la sala del teatro senza bisogno di un biglietto per lo spettacolo — è di fatto l’unico modo per vedere l’interno del teatro senza assistere a una rappresentazione.

Orari e biglietti

  • Orari: tutti i giorni, dalle 9:30 alle 17:30
  • Chiusure: 1° gennaio, Pasqua, 1° maggio, 15 agosto, 7, 25 e 26 dicembre
  • Biglietto: circa 12 €, con eventuali riduzioni per specifiche categorie (prezzo soggetto a variazioni: meglio verificarlo sul sito ufficiale prima della visita)

Informazioni pratiche

Come arrivare

Fermata Duomo (M1 rossa, M3 gialla): da lì il teatro è raggiungibile in pochi minuti a piedi, attraversando la Galleria Vittorio Emanuele II fino a Piazza della Scala. In alternativa, fermata Montenapoleone (M3 gialla) o Cordusio (M1 rossa), entrambe a pochi minuti di cammino.

Come vestirsi

Per le recite ordinarie non c’è un obbligo formale di giacca o cravatta, ma la Direzione richiede un abbigliamento “consono al decoro del teatro”: sono vietati canottiere, pantaloncini corti e infradito, pena il mancato ingresso e nessun rimborso del biglietto. Per la Prima del 7 dicembre, invece, l’uso — non scritto, ma solidamente radicato — vuole lo smoking per gli uomini e un abito elegante per le donne.