Navigli di Milano: storia, cosa vedere e vita di quartiere

veduta dei navigli
foto di Andrea Cherchi

A sud-ovest del centro storico, lungo le acque dove un tempo arrivavano le chiatte cariche di marmo per il Duomo, oggi si affollano bar e ristoranti. I Navigli di Milano sono la parte della città che cambia pelle di sera: di giorno un pezzo di archeologia idraulica medievale, al tramonto uno dei quartieri più frequentati della movida cittadina.

Storia dei Navigli di Milano

Il primo canale, il Naviglio Grande, nacque per necessità difensive: un fossato scavato a partire dal 1177, ampliato nei decenni successivi e collegato al fiume Ticino, presso Tornavento. Divenne navigabile dal 1272, raggiungendo Milano fino alla Darsena. È tra i canali navigabili artificiali più antichi ancora funzionanti in Europa.

Il suo ruolo economico fu enorme: lungo le sue acque viaggiavano cereali, vino, legname, pietre da costruzione e bestiame, ma il carico più celebre fu il marmo di Candoglia, cavato sul Lago Maggiore e trasportato via Naviglio Grande fino al cantiere del Duomo a partire dal 1386. I barconi risalivano fino al Laghetto di Santo Stefano, un piccolo porto interno a pochi passi dal cantiere, oggi scomparso: era il vero punto d’arrivo del viaggio del marmo.

Nel corso dei secoli il sistema si ampliò fino a comprendere cinque canali — Naviglio Grande, Naviglio Pavese, Naviglio Martesana, Naviglio di Paderno e Naviglio di Bereguardo — collegando Milano al Ticino, al Po, all’Adda e, di fatto, al Lago Maggiore, al Lago di Como e al mare Adriatico.

Tel disi mì (ovvero consigli da un milanese)

Una curiosità linguistica, tanto per restare in tema di navigli e Duomo: quando un milanese dice che ha avuto qualcosa “a ufo” (gratis, a scrocco), sta usando un’eredità diretta proprio di questi canali. I blocchi di marmo di Candoglia trasportati via Naviglio Grande fino al cantiere del Duomo erano marchiati con la sigla A.U.F., “Ad Usum Fabricae” (a uso della Fabbrica), che li esentava dal pagamento dei dazi. Da quella sigla sarebbe nata l’espressione popolare che i milanesi usano ancora oggi. Curiosità collegata: seguendo il Naviglio Martesana verso nord-est si arriva fino al paese di Gorgonzola — sì, proprio quello del formaggio, che in origine si chiamava “stracchino di Gorgonzola”, dal nome delle mucche “stracche” (stanche) di ritorno dalla transumanza.

Il contributo di Leonardo da Vinci

Leonardo, arrivato a Milano nel 1482, studiò a lungo il sistema delle conche di navigazione — i meccanismi che permettevano alle barche di superare i dislivelli tra un tratto di canale e l’altro. Il meccanismo non fu un’invenzione sua (esisteva già dal 1438), ma Leonardo lo perfezionò introducendo la porta a doppio battente, tuttora nota come “porta vinciana” e ancora oggi alla base dei moderni sistemi di chiuse. Su commissione di Ludovico il Moro, tra il 1496 e il 1497 costruì la Conca dell’Incoronata, in via San Marco, che collegò il Naviglio della Martesana alla cerchia interna dei canali cittadini. La conca esiste ancora oggi ed è protetta come monumento dal 1967.

la chiusa di Leonardo da Vinci
Foto di Andrea Cherchi

La copertura dei canali nel Novecento

Il declino iniziò nell’Ottocento, con la concorrenza della ferrovia. Il colpo definitivo arrivò durante il fascismo: tra il 1929 e il 1930 la cosiddetta Cerchia dei Navigli, il tratto di canali che circondava il centro storico, fu completamente interrata per far posto al traffico automobilistico crescente — una scelta presentata dalla propaganda del regime come simbolo di modernità. Di tutto il sistema originario sopravvivono oggi solo il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, che si incontrano alla Darsena, e un breve tratto del Naviglio Martesana a nord-est della città.

Il progetto (mai realizzato) di riapertura

Nel 2011 i milanesi furono chiamati a esprimersi in un referendum consultivo sulla possibilità di riaprire gradualmente i canali interrati: il 94,36% dei votanti si dichiarò favorevole. Nel 2013 il Comune affidò al Politecnico di Milano uno studio di fattibilità, che ha delineato un progetto per riportare alla luce circa due chilometri di canali in cinque tratti, a un costo stimato di 150 milioni di euro (400 per una riapertura integrale dell’intera Cerchia). A distanza di oltre dieci anni, il progetto resta sostanzialmente fermo per mancanza di fondi, anche se torna periodicamente a essere discusso in Consiglio comunale, legato all’ipotesi di finanziamenti europei o del PNRR. Chissà se un giorno i milanesi vedranno davvero l’acqua tornare a scorrere nel cuore della città.

Cosa vedere ai Navigli di Milano

La Darsena

Il cuore del quartiere è la Darsena di Porta Ticinese, l’antico porto fluviale della città. Completamente riqualificata nel 2015 in occasione di Expo, con nuove passerelle pedonali e aree verdi, è oggi il punto d’incontro di eventi, mercatini e vita all’aperto lungo l’acqua.

Il Vicolo dei Lavandai

Poco distante dalla Darsena, lungo il Naviglio Grande, si apre il Vicolo dei Lavandai: un cortile con un antico lavatoio in pietra, usato fino agli anni ’50 del Novecento e ancora oggi visitabile gratuitamente — uno degli angoli più suggestivi e riconoscibili della Milano popolare. Il nome è al maschile non per caso: a differenza di molte altre città, dove il lavaggio dei panni era tradizionalmente un mestiere femminile, a Milano questo lavoro era organizzato attraverso la Confraternita dei Lavandai, un’associazione di soli uomini che gestiva il servizio lungo i canali cittadini.

La chiesa di San Cristoforo sul Naviglio

Poco oltre, sempre lungo l’Alzaia del Naviglio Grande, sorge una delle chiese più antiche e caratteristiche di Milano: San Cristoforo sul Naviglio, un complesso di due chiesette affiancate — una romanica del Duecento, l’altra gotica, voluta da Gian Galeazzo Visconti come Cappella Ducale dopo la peste del 1399. Fu proprio qui, nel 1491, che Ludovico il Moro incontrò per la prima volta la futura sposa Beatrice d’Este. Sul ponte antistante, nel 1813, furono dati alle fiamme gli atti della ormai invisa Repubblica Cisalpina.

Vita di quartiere: locali e cortili di ringhiera

Le sponde dei due Navigli superstiti, un tempo popolate da lavandai, barcaioli e osti, sono oggi fiancheggiate da locali, ristoranti, atelier di artigiani e piccole gallerie d’arte, con i tipici cortili di ringhiera milanesi alle spalle delle vie principali — le case popolari con ballatoi comuni affacciati sul cortile, simbolo per decenni della vita condivisa dei quartieri operai milanesi.

Ma più di ogni altra cosa, i Navigli oggi sono sinonimo di serata fuori. Tra i giovani milanesi, “andiamo sui Navigli” non significa avere in mente un locale preciso: basta scendere lungo l’acqua e ci si ritrova immersi nell’atmosfera, che si tratti di un aperitivo o di un giro tra un bar e l’altro. È un’immersione fatta di tavolini all’aperto lungo il canale, ragazzi appoggiati alle ringhiere dei ponticelli in pietra con un bicchiere in mano, le insegne dei locali che si riflettono nell’acqua insieme alle luci dei lampioni — uno scorcio che, di sera, è tra i più riconoscibili di tutta Milano. Insieme a Brera e al quartiere Isola, i Navigli sono considerati uno dei templi dell’aperitivo milanese: dal tardo pomeriggio in poi, le sponde del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese si riempiono di una folla eterogenea — studenti, professionisti in pausa dal lavoro, turisti — in quella che è ormai una vera e propria istituzione cittadina.

Come arrivare ai Navigli

In metropolitana: linea verde M2, fermata Porta Genova, seguita da una breve passeggiata verso la Darsena. In tram: linee 2, 9, 14. In autobus: linea 59.

In bicicletta

Il modo più piacevole per collegare il Duomo ai Navigli è in bicicletta: circa 2 km attraverso il centro storico, percorribili in una decina di minuti sfruttando la rete di piste ciclabili cittadine. Milano dispone del servizio di bike sharing BikeMi, con centinaia di stazioni sparse in città (comprese diverse a ridosso di Piazza Duomo e della Darsena): basta scaricare l’app, registrarsi e prelevare una bici in una postazione per poi restituirla in un’altra, anche diversa da quella di partenza. Una volta arrivati, la pista ciclabile che costeggia il Naviglio Grande permette di proseguire pedalando fino a Corsico, tra locali, cortili e scorci sull’acqua.