
Nel cuore di Milano, a pochi passi dal Duomo, sorge uno dei castelli più grandi d’Europa: fortezza, reggia rinascimentale, caserma e infine museo, il Castello Sforzesco ha cambiato pelle innumerevoli volte in sei secoli di storia, sopravvivendo a demolizioni, esplosioni e bombardamenti. Oggi ospita dodici musei civici con un unico biglietto, dalla Pietà Rondanini di Michelangelo alla Sala dipinta da Leonardo.
Storia del Castello Sforzesco
Le origini risalgono al 1358-1370, quando Galeazzo II Visconti fece costruire una fortificazione nota come Castello di Porta Giovia, sui resti di un antico castrum romano. Ampliato dai successori Visconti fino a diventare un castello a pianta quadrata con lati di 200 metri, fu quasi interamente distrutto nel 1447 dalla breve Repubblica Ambrosiana, che volle cancellare il simbolo del potere visconteo — i milanesi furono persino invitati a portarsi via i materiali da costruzione.
Nel 1450 Francesco Sforza, appena diventato duca di Milano, avviò la ricostruzione: nonostante avesse promesso ai cittadini di non farlo, decise di erigere una nuova residenza-fortezza che esprimesse la magnificenza del proprio potere. Nel 1452 chiamò l’architetto fiorentino Filarete (Antonio di Pietro Averlino) per progettare la torre centrale d’ingresso, a pianta quadrata, che porta ancora oggi il suo nome.
L’età d’oro: Leonardo, Bramante e Ludovico il Moro
Tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento, sotto Ludovico il Moro, il castello visse il suo periodo di massimo splendore, diventando un polo artistico di prima grandezza. Leonardo da Vinci, chiamato come ingegnere di corte, si occupò tra le altre cose di sistemi idraulici per il fossato; Bramante dipinse l’affresco di Argo nella Sala del Tesoro, mentre altri pittori come Zenale e Butinone decorarono la Sala della Balla con le gesta di Francesco Sforza.
Questo splendore durò poco: nel 1499 le truppe francesi di Luigi XII conquistarono Milano, e il castello passò di mano in mano tra francesi, spagnoli e austriaci per oltre tre secoli, subendo assedi e trasformazioni pesanti. Nel 1521 la Torre del Filarete, allora usata come deposito di polvere da sparo, esplose accidentalmente per l’errore di un soldato francese, causando oltre trecento morti e restando distrutta per quasi quattro secoli.

Dalla caserma al museo
Nell’Ottocento, dopo l’Unità d’Italia, molti milanesi proposero addirittura di abbattere il castello per costruirci un quartiere residenziale — per secoli, del resto, i milanesi lo avevano visto come un simbolo dell’oppressione straniera, attaccandolo e saccheggiandolo più volte. Prevalse invece la conservazione: l’architetto Luca Beltrami guidò tra il 1893 e il 1905 un grande restauro storicista che restituì al complesso le forme dell’epoca sforzesca, ricostruendo anche la Torre del Filarete sulla base di disegni cinquecenteschi — oggi dedicata a re Umberto I. Fu lo stesso Beltrami a coniare il nome “Sforzesco”, per sottolineare l’epoca di massimo splendore della fortezza. Il castello divenne sede museale a partire dai primi del Novecento, ruolo che mantiene tuttora.
Leonardo e il Castello Sforzesco
La Sala delle Asse
Nel 1498 Ludovico il Moro chiamò Leonardo a decorare una sala al piano terra della torre Falconiera, nell’angolo nord-est del castello. Il risultato è un trompe-l’œil straordinario: sedici alberi di gelso i cui rami, intrecciati con corde dorate, si sviluppano lungo pareti e volta fino a dare l’illusione di trovarsi sotto un pergolato a cielo aperto. La scelta del gelso non è casuale — in latino Morus, in dialetto “moro” — ma un omaggio diretto al soprannome del duca committente. Leonardo lasciò l’opera incompiuta quando, nel 1499, dovette fuggire da Milano all’arrivo dei francesi.
Il Gran Cavallo mai nato
Nel 1482 Ludovico il Moro commissionò a Leonardo la statua equestre più grande del mondo, dedicata al padre Francesco Sforza: un progetto a cui l’artista lavorò per quasi vent’anni, prima immaginando un cavallo impennato, poi ripiegando su una posa più stabile per problemi di equilibrio statico. Nel 1493 espose un modello in creta alto oltre sette metri. Il bronzo destinato alla fusione — decine di tonnellate — finì però usato per fondere cannoni quando la guerra con la Francia si fece incombente, e nel 1499, con la caduta di Ludovico, il modello in creta abbandonato nel castello fu distrutto dai balestrieri francesi, che lo usarono come bersaglio per le esercitazioni. Il monumento non fu mai completato. Cinque secoli dopo, nel 1999, una statua basata sui disegni originali di Leonardo (conservati al Castello di Windsor) è stata finalmente realizzata e donata alla città: si trova oggi all’Ippodromo di San Siro.
Il cunicolo verso Santa Maria delle Grazie
Le guide locali raccontano da sempre una leggenda: un passaggio segreto correrebbe dal sottosuolo del castello fino alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, costruito per volontà di Ludovico il Moro come via di fuga e come collegamento privato alla tomba della moglie Beatrice d’Este, sepolta lì nel 1497. Per secoli è rimasta solo una storia tramandata: un cunicolo esiste davvero nel sottosuolo, ma il suo ingresso è bloccato da una frana mai rimossa, e nessuno ha mai potuto verificare dove conduca realmente.
Nel gennaio 2025, la leggenda ha trovato un riscontro inatteso: un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, usando georadar e laser scanner senza alcuno scavo fisico, ha individuato una rete di passaggi sotterranei sotto i bastioni settentrionali del castello, mai documentati prima. La scoperta è collegata direttamente a Leonardo: i cunicoli ricalcano da vicino alcuni schizzi contenuti nel Codice Forster I, databili al 1495 circa, in cui l’artista progettava sistemi difensivi sotterranei per conto di Ludovico il Moro. I tunnel non sono ancora visitabili, ma la scoperta ha dato per la prima volta una base tecnica concreta a una storia che si tramandava a voce da generazioni.

Tel disi mì (ovvero consigli da un milanese)
Nei mesi estivi molti giovani milanesi passano i pomeriggi al Parco Sempione: un’oasi verde nel pieno centro della città, tra prati, panchine e l’ombra dei platani, a due passi dal castello. Da lì si arriva facilmente anche all’Acquario Civico, ai margini del parco stesso — un piccolo gioiello liberty poco conosciuto anche da molti milanesi.
I musei del Castello Sforzesco
I musei del castello possono essere visitati con un biglietto unico
Il Museo della Pietà Rondanini, allestito nell’Antico Ospedale Spagnolo — un edificio del 1576 costruito per isolare i castellani colpiti dalla peste, restaurato nel 2015 per la nuova destinazione museale — custodisce l’ultima scultura di Michelangelo, a cui lavorò fino a pochi giorni prima di morire, nel 1564, all’età di 88 anni. La sua forma insolita non è dovuta soltanto all’incompiutezza: negli ultimi anni di vita Michelangelo abbandonò progressivamente la ricerca di perfezione anatomica e proporzione classica che aveva definito i suoi capolavori giovanili (come la Pietà Vaticana, compatta e levigata), spingendosi verso una scultura sempre più essenziale e spiritualizzata. Nella Rondanini si vedono sovrapposte due fasi diverse: un primo braccio destro di Cristo, staccato dal resto e scolpito con criteri più tradizionali, convive con un corpo rilavorato in forme allungate, quasi ascensionali, dove la materia sembra sciogliersi invece di definirsi. Questo modo di lasciare visibili i ripensamenti, il cosiddetto “non finito”, non è un difetto ma una scelta espressiva consapevole dell’artista ormai anziano — motivo per cui l’opera viene spesso definita, con le parole dello scultore Henry Moore, tra le più commoventi mai create.
La Pinacoteca del Castello conserva opere di Andrea Mantegna, Canaletto, Tiziano, Tintoretto e Vincenzo Foppa, tra cui la celebre Madonna Trivulzio di Mantegna.
Il Museo d’Arte Antica raccoglie dodici secoli di scultura, armi e armature, oltre al monumento funebre di Gian Giacomo Medici scolpito da Leone Leoni. Tra i pezzi più singolari conservati qui, un bassorilievo medievale del XII secolo raffigurante una donna nell’atto di radersi il pube: proveniva in origine da Porta Tosa, una delle antiche porte di Milano, e secondo la tradizione popolare raffigurerebbe con scherno la moglie dell’imperatore Federico Barbarossa, che aveva devastato la città nel 1162.
La Galleria Antico Egitto e il Museo degli Strumenti Musicali (con oltre 700 pezzi, inclusi violini Stradivari) completano un percorso che comprende anche una biblioteca storica, la Biblioteca Trivulziana, con circa 180.000 volumi tra cui 1.300 manoscritti.
Napoleone e la trasformazione dell’area
Quando Napoleone entrò a Milano per la prima volta, il 15 maggio 1796, il castello — già ridotto a caserma sotto austriaci e spagnoli — fu occupato dalle sue truppe e saccheggiato. Nel 1800 Napoleone ordinò la demolizione delle fortificazioni spagnole che ancora circondavano il complesso, liberando un vasto spazio vuoto davanti al castello. Su quell’area l’architetto Giovanni Antonio Antolini disegnò nel 1801 il Foro Bonaparte: un progetto grandioso e utopico, una piazza circolare di 570 metri di diametro con al centro il castello stesso completamente rivestito in stile neoclassico, marmi e colonnati compresi, circondata da terme, un pantheon, un museo, un teatro e una dogana. Il piano fu approvato ma, giudicato troppo costoso e radicale, venne respinto dallo stesso Napoleone nel luglio 1801. Ne resta oggi solo l’ampio anello stradale semicircolare davanti al castello, che porta ancora il suo nome.

Al posto del progetto di Antolini, l’architetto Luigi Canonica realizzò qualcosa di più modesto ma concreto: nel 1807 l’Arena Civica, un anfiteatro in stile romano costruito — non a caso — con le pietre recuperate dalla demolizione delle vecchie fortificazioni del castello, inaugurato alla presenza dello stesso Napoleone. Nello stesso anno iniziarono anche i lavori dell’Arco della Pace, su progetto di Luigi Cagnola, pensato come arco trionfale per celebrare le vittorie napoleoniche lungo la strada verso la Francia: i sei cavalli bronzei destinati a coronarlo furono infatti concepiti fin dall’inizio rivolti verso Parigi, come segno del prestigio francese lungo quella via. La caduta di Napoleone nel 1814 interruppe i lavori a due terzi dell’opera; l’arco fu completato solo nel 1838, sotto il dominio austriaco, che decise di ridedicarlo alla pace tra i popoli — e, si racconta, girò di 180° la statua dei cavalli, voltando loro il fondoschiena verso la Francia per sfregio ai francesi.
Quasi un secolo dopo, tra il 1888 e il 1894, l’architetto Emilio Alemagna trasformò l’area libera intorno al castello — fino ad allora piazza d’armi militare — nel Parco Sempione, il giardino romantico all’inglese che si vede oggi, con vialetti, un laghetto e ampi prati: un disegno pensato apposta per collegare simbolicamente la Milano sforzesca del castello con quella napoleonica dell’Arena e dell’Arco della Pace.
In tempi ben più recenti, l’Arco della Pace è tornato protagonista in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: ai suoi piedi è stato installato il braciere olimpico, con un design ispirato ai concetti di Leonardo da Vinci, rimasto acceso ogni sera con uno spettacolo di luci durante i Giochi Olimpici e Paralimpici.
Come visitare il Castello Sforzesco
Cortili: ingresso libero
I cortili del castello — Piazza d’Armi, Cortile Ducale con la sua loggia rinascimentale, e il Cortile della Rocchetta — sono visitabili gratuitamente tutti i giorni, dalle 7:00 alle 19:30. Anche senza biglietto per i musei, vale la pena entrare solo per attraversarli.
Musei: orari e biglietti
I musei sono aperti da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 17:30 (ultimo ingresso alle 16:30); chiusi il lunedì, il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Il biglietto unico costa 5 € (ridotto 3 €) e dà accesso a tutte le collezioni permanenti, con un singolo ingresso per ciascun settore. Ogni prima domenica del mese l’ingresso è gratuito per tutti (non prenotabile online). Si può acquistare online o direttamente in biglietteria.
Come arrivare
In metropolitana: linea rossa M1, fermate Cairoli e Cadorna, o linea verde M2, fermate Lanza e Cadorna. In tram: linee 1, 2, 4, 12, 14, 27. In autobus: linee 50, 57, 58, 61, 94.